Mercati emergenti alle urne: quali i più interessanti con tagli Fed

Matilde Sperlinga
12.2.2024
Tempo di lettura: 3'
Un viaggio tra i mercati emergenti, insieme agli esperti di Lazard Asset Management, per scoprire le opportunità nascoste in un anno che sarà animato da numerose elezioni politiche. Anche in molti di questi paesi. Senza dimenticare i possibili effetti derivanti dal taglio dei tassi da parte della Fed

Da Taiwan all’India, dalla Colombia all’Oman, passando anche per l’Indonesia, il Paraguay, la Serbia e molti altri. Questi sono solo alcuni degli stati emergenti che nel corso del 2024 si troveranno alle prese con le elezioni politiche. Un appuntamento che potrebbe cambiare l’equilibrio di questi paesi e quindi la loro appetibilità per gli investitori? Se l’è chiesto Lazard Asset Management, considerando che ad oggi l’azionario degli emergenti è una delle classi di attività più sottovalutate a livello globale, con sconti che si aggirano intorno al 30% rispetto ai mercati sviluppati e al 40% se si guarda alle azioni americane.


Emergenti alle elezioni: aria di nuovi equilibri?

L’unica certezza che le elezioni portano con sé è l’incertezza del risultato, ma guardiamo più nello specifico cosa potrebbe accadere in alcuni Paesi. L’anno è iniziato in quarta con le tanto attese elezioni in Taiwan dove, senza grosse sorprese, ha vinto il Partito democratico Progressista guidato da Lai Ching-te, che potrebbe rendere il rapporto con la Cina ancora più teso e volatile. Nei prossimi mesi si terranno le elezioni in Indonesia e India, due stati che giocano un ruolo fondamentale non solo nell’area asiatico, ma anche a livello globale. Da parte sua l’Indonesia, oltre a essere il quarto stato per popolazione, è un fornitore chiave di metalli come il nichel, il rame e la bauxite, fondamentali per la produzione di batterie elettriche. Fortunatamente entrambi i candidati si sono preventivamente impegnati a portare avanti le riforme industriali promosse dal presidente in uscita Joko Widodo. In India, invece, Narendra Modi è alla ricerca del suo terzo mandato e, considerando che i prossimi anni saranno essenziali nel determinare le opportunità di capitalizzazione della Tigre, il proseguimento delle riforme graduali per sostenere la forte traiettoria di crescita del paese potrebbe essere fondamentale.


Guardando ad altri emergenti chiamati alle urne, le elezioni potrebbero significare un allentamento della responsabilità fiscale, con un conseguente aumento dei rischi per il debito pubblico. Secondo Arif Joshi, Portfolio Manager e Analyst Emerging Markets Debt di Lazard Asset Manager il paese più a rischio in questo senso è il Sudafrica: “Il presidente Cyril Ramaphosa dovrebbe essere rieletto, ma c'è il timore che il partito African National Congress non riesca a ottenere la maggioranza per la prima volta dalla fine dell'apartheid nel 1994 e sia costretto a entrare in una coalizione con l'Economic Freedom Fighters di sinistra, peggiorando le già fragili finanze pubbliche del paese”. Anche l’Argentina si trova in una posizione complicata: qui il neo presidente Javier Milei sta adottando misure per contenere la crisi economica e l’inflazione che si prevede supererà il 200%.


Titoli attraenti: per quanto durerà?

Dopo il forte calo nel 2021 e nel 2022, le aspettative di crescita degli utili sono aumentate per i mercati emergenti, ancora di più se paragonati a quelli dei mercati sviluppati, compresi gli Stati Uniti.




Se a questo si aggiunge anche il fatto che le valutazioni in questi mercati si trovano in grande sconto rispetto a quelli sviluppati, in gran parte a causa dei ribassi della Cina, serve poco per capire la posizione attraente dei paesi emergenti. “All'interno dell'indice MSCI EM standard – riassume l’esperto - l'Asia è in testa a tutte le regioni, seguita da Europa, Medio Oriente, Africa e America Latina. All'interno dell'Asia, le società internet cinesi, i cui titoli più importanti sono quelli dei settori media, intrattenimento e e-commerce, sono anche tra i maggiori contributori alla crescita degli utili”. Il settore tech è quello che sta spingendo la crescita, ma anche i servizi di pubblica utilità, i materiali e la sanità giocano un ruolo cruciale.


Guardando verso i paesi emergenti, però, è irrealistico immaginare una performance sincrona: la crescita economica non è più guidata solo dalla Cina, ma anche India, Indonesia, Brasile e Messico stanno diventando protagonisti indiscussi. Se in Asia, infatti, la giovane età della popolazione (basti pensare che in India oltre il 50% della popolazione ha meno di 50 anni) e la grande disponibilità di materie prime sostengono la crescita, in America Latina le nuove tendenze del nearshoring stanno portando allo stesso risultato.


Allentamento monetario: cosa succede all’obbligazionario emergente?

In un contesto di continuo allentamento del ciclo monetario, per Lazard continua a essere interessante guardare anche al debito dei mercati emergenti. Lo scorso anno il comparto emergente ha chiuso in positivo. “I rendimenti del debito locale dei mercati emergenti sono scesi di circa 60 punti base nel quarto trimestre del 2023, beneficiando del calo dei tassi core, mentre le valute dei mercati emergenti si sono apprezzate complessivamente di oltre il 3%, mentre l'indice spot del dollaro (DXY) è sceso di oltre il 4,5%”, spiega l’esperto.


E in prospettiva? Basandosi sui dati storici, i mercati del reddito fisso tendono a generare rendimenti più alti nel periodo che intercorre tra la fine dei rialzi delle banche centrali e il completamento dei tagli dei tassi, ovvero proprio nel periodo storico in cui ci si trova ora, considerando che un primo taglio del costo del denaro non è previsto fino alla primavera. Considerando che il 2024 sarà caratterizzato dalla dispersione delle politiche monetarie e fiscali all’interno degli emergenti, a cui va sommata l’incertezza data dall’anno più elettorale della storia, è importante la fase di selezione per cogliere le opportunità che generino alpha. Per quanto riguarda il credito sovrano, i paesi che attualmente Lazard guarda con maggior interesse sono Colombia, Oman, Indonesia, Azerbaigian, Paraguay e Serbia, mentre sarebbe meglio evitare i paesi con rating creditizi AA e A, dove gli spread creditizi rimangono vicini valori massimi pluridecennali.


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