Volatilità e stabilità dei mercati post-covid: 8 punti, spiegati

Giulia Bacelle
Giulia Bacelle
12.11.2021
Tempo di lettura: 3'
Sono otto i segnali cui prestare attenzione per ipotizzare quale sarà la nuova “normalità” dei mercati dopo la pandemia. Li illustrano gli esperti di Goldman Sachs Asset Management nella terza edizione del 2021 del Market Know-How
Era l'agosto del 1971 quando l'allora presidente degli Stati Uniti Richard Nixon annunciava la fine della convertibilità diretta del dollaro americano in oro, ponendo fine anche all'ultimo baluardo di quel sistema monetario che vedeva il suo caposaldo nel metallo giallo. Una decisione che segnava l'inizio di una nuova era in quanto ad accordi di politica monetaria, dinamiche d'inflazione e rapporti di mercato. Oggi, a cinquant'anni dall'annuncio dell'abbandono del “gold standard” da parte del governo statunitense, secondo gli esperti di Goldman Sachs Asset Management il sistema di politica economica globale potrebbe essere soggetto a un nuovo radicale cambiamento di regime e che potrebbe coincidere con la prossima fase di ripresa post pandemia al punto che - affermano dalla società - “le allocazioni di portafoglio che negli ultimi dieci anni hanno generato performance brillanti potrebbero richiedere qualche aggiustamento per affrontare il futuro”. Sono in particolare otto i fattori da tenere in considerazione in vista di questa nuova era: quattro probabili fonti di volatilità del mercato e altrettante ragioni per cui il panorama finanziario potrebbe ritrovare stabilità. Ecco quali.

 

4 fonti di volatilità nel mercato


1. Il mercato del lavoro
Il mercato del lavoro è stato colpito in modo catastrofico nel 2020, con circa 9.6 milioni di cittadini che, solo negli Usa secondo quanto riporta il Pew Research Center, hanno perso il proprio posto di lavoro, e un tasso di disoccupazione a fine anno dell'8,1%, come riportano i dati dello Us Federal Government in labor economics and statistics. Una percentuale, quella dei lavoratori disoccupati, che nonostante sia scesa al 4,8% a settembre 2021 è ancora al di sopra dei livelli pre-pandemia (3,5% al 2019). Tuttavia, “parallelamente all'esaurirsi dei sussidi di disoccupazione, potrebbe verificarsi un calo delle risorse inutilizzate nel mercato del lavoro”, affermano gli esperti di Goldman Sachs Asset Management, un fattore che potrebbe favorire “il permanere di un quadro instabile – con dimissioni e assunzioni – nei prossimi mesi, anche se la direzione di marcia sembra puntare verso un miglioramento delle condizioni generali del mercato del lavoro globale”.

2. L'inflazione
L'attenzione rimane elevata anche per un secondo fattore tanto discusso: l'inflazione. La combinazione di disallineamenti tra domanda e offerta indotti dalla pandemia, l'aumento dei prezzi delle materie prime e gli sviluppi relativi alle politiche delle banche centrali hanno portato a livelli molto elevati di inflazione. Secondo le più recenti proiezioni del Fondo Monetario Internazionale (FMI), nella maggior parte delle economie l'inflazione dovrebbe scendere, entro la metà del 2022, al suo intervallo pre-pandemia. In caso contrario, la Federal Reserve (Fed) potrebbe anticipare il rialzo dei tassi. Le incognite rimangono, dato che il Personal consumption expenditures (Pce) core statunitense (ovvero dell'indice dei prezzi della spesa per consumi personali) è pari attualmente al 3,6% al netto di prodotti alimentari ed energia (dati Bureau of economic analysis a settembre 2021) e, prima che questo torni a diminuire, si prevede un ulteriore aumento a fine anno fino a 3,75%.

3. La regolamentazione
Un ulteriore indicatore di volatilità arriva dalla regolamentazione, in primis dalla stretta normativa in corso in Cina, che ha causato “una perdita di 1,2 mila miliardi di dollari nel settore tech cinese”, continuano da Goldman Sachs Asset Management. Tuttavia, nonostante le ricadute negative del breve periodo, la nuova regolamentazione imposta da Pechino potrebbe “creare opportunità interessanti nel medio periodo e condurre a una economia più equilibrata”.

4. Il Covid-19
Tutte le previsioni rimangono, in ogni caso, soggette a una elevata incertezza correlata all'evoluzione della pandemia. L'emergere di altre varianti più trasmissibili o letali potrebbe rilanciare ulteriormente la diffusione del virus. Secondo l'Infectious diseases society of America, la variante Delta ha fatto salire la percentuale di vaccinati richiesta per raggiungere l'immunità di gregge all'80% o superiore.

 

4 fonti di stabilità del mercato


1. Settore bancario
In primo luogo, la performance del settore bancario, che ha registrato un rapporto impieghi/raccolta delle banche statunitensi del 53,9%, “pari ai minimi di sempre”, proseguono da Goldman Sachs Asset Management.

2. Imprese
In secondo luogo, il futuro delle imprese, dato che “la solida ripresa economica e l'abbondanza di liquidità immessa nei mercati potranno limitare i default societari”. Nel rapporto Corporate defaults to decline in 2021 after sharp rise in 2020 pubblicato a gennaio 2021, Moody's ha infatti previsto una riduzione tasso di default high yield globale, raggiungendo un valore del 4,7% per fine 2021.

3. Consumatori
Terza fonte, “la spesa dei risparmi accumulati potrebbe contribuire a sostenere una rapida crescita”, aggiungono gli esperti. Sempre secondo Moody's, dall'inizio della pandemia i consumatori hanno accumulato un eccesso di risparmio a livello globale di 5.000 miliardi di dollari, pari a circa il 6% del Prodotto interno lordo (Pil) globale. Laddove implementate infatti, ampie misure fiscali hanno fornito assicurazioni a famiglie e imprese, consentendo a molte di ricostituire o accumulare i propri risparmi e creando le condizioni affinché la domanda privata promuova la ripresa, in particolare nel 2022.

4. Vaccinazioni
Quarta ed ultima fonte, i riflettori rimangono sempre puntati sul proseguire della campagna vaccinale. Secondo i dati forniti a ottobre 2021 dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), sono state finora somministrate più di 6 miliardi di dosi di vaccino a livello globale. Si prevede così che entro la fine del 2021 circa il 60% della popolazione mondiale sarà vaccinata con almeno una dose. “L'immunità di gregge a livello mondiale sembra quindi più vicina”, concludono da Goldman Sachs Asset Management.

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