Regola n.1: sui mercati andare oltre le apparenze

Gloria Grigolon
Gloria Grigolon
8.10.2020
Tempo di lettura: 3'
E se le valutazioni del comparto tech fossero in realtà più basse di quanto non sembrino? A lanciare la provocazione sono gli esperti di Fidelity International, che grazie alla ricerca proprietaria hanno sottolineato un'evidenza
“Covid-19 ha portato a un restringimento della leadership di mercato, che ha sollevato preoccupazioni circa la sostenibilità delle valutazioni, talvolta elevate” esordiscono così Jon Guiness e Matt Jones, Portfolio Managers di Fidelity International.

Messa da parte la performance di un indice Nasdaq arrivato a toccare picchi del +75% in poco più di cinque mesi, uno sguardo attento rivela valutazioni a lungo termine del settore tecnologico non così elevate quanto potrebbero.

Titoli tech vs S&P500: chi vince


Facendo un passo indietro e guardando alle big di settore, “i primi cinque driver dell'S&P500 (Nvidia, Microsoft, Facebook, Amazon e Apple) hanno contribuito all'11% dei rendimenti annuali dell'indice, una percentuale mai vista prima” hanno sottolineato gli esperti. Non è tutto: “la maggior parte dei titoli tecnologici ha sovraperformato il rendimento relativamente modesto del 5% dell'S&P”.

Ampliando l'orizzonte, il quadro delle valutazioni dell'universo tech si allarga. Esiste infatti “un'ampia dispersione delle valutazioni tra i titoli dell'S&P500 nei settori internet, software, hardware e semiconduttori”.

Valutazioni tech? Potrebbero essere più alte


Il rating di valutazione proprietario di Fidelity parte dalla relazione prezzo/utile dell'azienda e lo rapporta: 1) all'indice generale; 2) al valore dell'impresa; 3) al rapporto prezzo/valore di vendita della stessa. Il sistema confronta quindi la media di tali misure con la storia della società ripercorrendo fino a 15 anni. Effettuando tale analisi sulle realtà del comparto tech, “il risultato è un decile, dove 1 significa che si trova nel 10% inferiore della sua storia di valutazione” passibile di crescita fino a 10.



Fonte: Fidelity International. Perché alcune valutazioni del comparto tech possono essere inferiori a quanto si pensi. Clicca sull'immagine per vederla ingrandita

 

Se da un lato non sorprende che molte aziende tecnologiche si trovino nella fascia alta delle loro valutazioni storiche, una schiera di nomi noti del settore risiede ancora a ridosso di una fascia di valutazioni bassa, che include giganti come Facebook e Alphabet, ma anche Salesforce, Oracle ed eBay.

Quattro condizioni per una conclusione


Seppur consci del fatto che “molti titoli a basso costo sono valutati in questo modo per un motivo”, che “utilizzando la valutazione storica come unico criterio per le decisioni di investimento si tende a sottoperformare”, che è difficile applicare “la stessa metodologia di valutazione a titoli che si trovano in diversi settori e in diversi stadi del loro ciclo di vita dei prodotti” e che “gli strumenti quantitativi sono utilizzati al meglio come sovrapposizione all'interno del processo di investimento complessivo, piuttosto che come principale fattore determinante per la selezione dei titoli”, il timore che i giganti moderni del tech viaggino su valutazioni fuori dalla loro portata è in molti casi smentita.

 

 

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