Qualche riflessione sul gold: cosa succede al prezzo dell'oro?

Gloria Grigolon
Gloria Grigolon
12.5.2020
Tempo di lettura: 3'
Oro tra le migliori asset class da inizio anno, ma con un particolare: una correlazione diretta col mercato dell'equity che fa cadere il ruolo del prezioso come diversificatore di portafoglio a breve termine
A partire da inizio anno, l'oro ha registrato una performance del +12%, arrivando a sfiorare area $1800 l'oncia nella seconda settimana di aprile, sui massimi da oltre sette anni. Questo, dopo il forte ritracciamento dello scorso 20 marzo, quando il prezzo del gold è finito a ridosso dei $1450, lasciandosi alle spalle 250 dollari in 10 sedute.

Al centro dell'analisi: correlazione oro-azioni


Secondo gli analisti di Fidelity International, ciò che fa riflettere ora non è tanto la volatilità registrata dal prezioso in un contesto così fragile, ma il mancato ruolo di diversificatore che storicamente ha caratterizzato il prezioso all'interno del portafoglio. Sull'aggravarsi della crisi da covid-19 la correlazione tra oro e azioni è infatti aumentata toccando un massimo a 18 mesi.

“Nella misura in cui l'oro è visto come un bene rifugio in momenti di ribasso del mercato azionario, così esiste in genere una relazione inversa tra oro e azioni”. Tuttavia, hanno proseguito da Fidelity, nelle passate settimane la correlazione tra i rendimenti delle due attività è diventata positiva. “Oro ed azioni sono scese parallelamente attorno alla metà di marzo quando la liquidità nel sistema finanziario si è prosciugata. Poi, ad aprile, il prezioso ha iniziato a recuperare terreno assieme con le azioni” beneficiando della significativa iniezione di liquidità da parte delle banche centrali e delle nuove operazioni di copertura.

No industria, no gioielleria: chi acquista oro?


In un mercato in lockdown, dove il prezioso non è stato acquistato né dall'industria, né dalla gioielleria, a trainare la domanda nei primi mesi del 2020 è stata la richiesta per investimenti, anziutto Etf (Exchange traded fund). Secondo i dati aggiornati presentati dal World Gold Council, infatti, gli strumenti replicanti hanno reso l'oro più facilmente acquistabile (e liquidabile in caso di sell-off), tanto che nel I trimestre 2020 la domanda è salita di 6 volte (a 298 tonnellate) rispetto allo scorso anno. Questo perché ad ogni Etf (o Etc, Exchange traded commodity) è associata una certa quantità di oro detenuta presso una Banca depositaria, a tutela del rischio di perdite in caso di dissesto finanziario dell'emittente.

“Quando l'oro e le azioni diventano positivamente correlate, ciò segnala di solito l'ingresso in un mercato guidato dalla liquidità e dal cambiamento dei rendimenti reali” hanno aggiunto da Fidelity. Una dinamica registratasi appena dopo lo scoppio della crisi finanziaria del 2008, all'apice della crisi del debito sovrano europeo nel 2011-12 e durante il periodo di aumento dei rendimenti reali nel 2018 (che ha fatto seguito all'intervento stringente degli istituti centrali).

Oro, view di medio termine comunque positiva


Il momentaneo ritorno dell'ottimismo da parte degli investitori ora concentrati sull'uscita dal lockdown causato da covid-19, ha abbassato i livelli di volatilità sui mercati, confermando una view di medio termine sul gold che resta positiva.

Nonostante all'oro venga ancora riconosciuto il ruolo di bene riserva di valore contro la possibile svalutazione della moneta (a fronte dell'ingente quantità di liquidità immessa nel mercato) o futuri picchi dell'inflazione (qualora la liquidità iniettata entrasse in circolo), la correlazione positiva con le azioni rende il prezioso uno strumento di diversificazione poco efficace in un portafoglio multi-asset.

 

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