Ora i cinesi preferiscono il Made in China

Gloria Grigolon
Gloria Grigolon
23.7.2020
Tempo di lettura: 3'
I cinesi preferiscono i marchi nazionali rispetto a quelli stranieri. A confermarlo, un sondaggio di Fidelity condotto su 5.000 consumatori in 15 città cinesi, che ha mostrato come l'85% degli intervistati acquisterebbe un marchio locale piuttosto che uno straniero. Era il 60% nel 2016, il 15% nel 2011
Guerra commerciale e Covid-19 velocizzano un altro cambiamento epocale nella scelta delle preferenze dei consumatori cinesi (la più grande forza d'acquisto al mondo), ora più che mai orientati all'interno e indirizzati verso un futuro mercato ove, a prevalere, sarà la qualità.

Cina, una spinta alle aziende locali


“Man mano che i cinesi diventano più istruiti e più benestanti, la loro fiducia nei prodotti del loro Paese cresce rispetto a quella di uno o due decenni fa” ha commentato Hyomi Jie, Portfolio Manager di Fidelity International. “Le aziende cinesi si sono anche adattate più rapidamente ai gusti e alle esigenze in continua evoluzione, come l'utilizzo di canali di vendita online”.

A determinare il cambio di preferenze è stata anzitutto la ricerca di una migliore qualità da parte dei produttori locali, la cui offerta è risultata non solo più appetibile in termini di rapporto qualità/prezzo, ma anche più attenta alle dinamiche di prodotto e al servizio post-vendita.

Ad agevolare il rafforzamento dei brand locali a discapito degli esteri anche alcune regole interne: “I marchi stranieri in Cina sono spesso ostacolati da catene decisionali più burocratiche e dalla preferenza per le forme tradizionali di marketing, per non parlare delle strutture di costo più ripide”. Per tal motivo, ha proseguito Jie, le multinazionali straniere che non riescono ad adeguare in tempi rapidi la propria offerta ai gusti dei consumatori cinesi “rischiano di perdere ulteriori quote di mercato, mentre le aziende locali ne traggono ulteriori benefici”.

6.18 Festival dello Shopping


A livello più generale, il canale preferito dei consumatori cinesi resta quello online. Ne è testimonianza il “6.18 Festival dello Shopping”, creato da Jd.com 17 anni fa per celebrare il suo anniversario, primo evento di shopping su larga scala dall'epidemia di coronavirus, che ha registrato una partecipazione senza precedenti di commercianti (oltre 100 mila tra marchi di lusso e venditori ambulanti) e piattaforme. Il nome si lega all'organizzazione dell'evento che, iniziato i primi di giugno, termina il 18/06.

I risultati 2020 del Festival 6.18 non hanno disatteso le aspettative: oltre 35 miliardi di dollari di vendite, in crescita del 33% rispetto allo scorso anno, l'evento più grande dopo il single Day di Alibaba (l'11/11 di ogni anno). Per la realizzazione dell'evento -completamente viruale- JD.com ha collaborato con varie piattaforme di social media, tra cui la pluridiscussa TikTok e Kuaishou, con l'obiettivo di attirare i giovani consumatori. Anche le piattaforme Alibaba, tra cui Taobao e Tmall, hanno lanciato varie iniziative per migliorare il coinvolgimento dei clienti, grazie ad una offerta di circa 1,5 milioni di nuovi prodotti, molti dei quali sviluppati utilizzando i dati Tmall.

La Cina è e-commerce


"Il successo dell'evento 6.18 è un chiaro segnale dell'accelerazione della penetrazione dell'e-commerce in Cina, con implicazioni positive a lungo termine per le principali piattaforme di e-commerce e per i marchi con una strategia online consolidata” ha concluso Hyomi Jie. “L'adozione dell'e-commerce in Cina era già forte, ma il lockdown senza precedenti a livello nazionale durante il Covid-19 ha avuto un impatto duraturo e profondo sul comportamento dei consumatori, sulla strategia di marketing e distribuzione dei marchi e sul funzionamento delle piattaforme di e-commerce. Le società ben allineate con questo importante cambiamento usciranno rafforzate dalla ripresa, mentre le altre ne soffriranno a lungo".

 

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