Street-art e immobili: lunga vita al murale! (Forse)

Cristina Riboni
Cristina Riboni
21.5.2021
Tempo di lettura: 3'
Cosa succede quando autentiche opere di street art vengono demolite per esigenze economiche? La protezione della vita del murale passa dal riconoscimento del suo status. Ma non tutti i Paesi sono ancora culturalmente pronti
La street art va protetta? E se sì, come?

Il dibattito è sempre acceso e ha radici profonde. Partendo dalle questioni etico-artistiche.

Secondo alcuni, questa forma di arte nasce, vive e muore sui muri, per ragioni intrinseche e ontologiche: modificare il suo destino significherebbe privarla del suo messaggio caratteristico.

Per altri, invece, va sottratta al tempo e agli umori delle mode e delle persone e “salvata”, così da renderla fruibile non solo ai suoi contemporanei, ma anche per chi verrà dopo, a testimonianza di quello che è stato e di come si è evoluta.
Questa contrapposizione di vedute sembra riflettersi anche sul piano giuridico-legale, dove si scontrano le due fazioni, quella di chi ritiene ci siano ragioni di diritto prevalenti rispetto a quelle dello street-artist, e quella di chi, invece, invoca il primato della tutela dell'opera e del suo autore.

Due casi concreti, a mio avviso, rendono chiari i termini (ed il perimetro) di questo conflitto.

Negli Stati Uniti, il caso 5pointz ci ha insegnato che i writers possono ottenere un risarcimento per la distruzione dei loro graffiti: in un quartiere del Queens - NY, spesso scenario di crimini, un gruppo di artisti prende possesso delle pareti di un edificio fatiscente, usandole come “tela” per le proprie opere.

Il proprietario dell'immobile, Gerald Wolkoff, anziché opporsi all'iniziativa, individua una sorta di “curatore” del sito (lo street-artist Jonathan Cohen/ in arte “Meres One”), così dando vita a quello che diviene un vero e proprio progetto artistico, all'incrocio di cinque distretti di New York (da cui il nome “5pointz”), di rinomanza internazionale.

Nel 2013, tuttavia, la proprietà decide di demolire l'edificio per costruire una serie di appartamenti di lusso. Il collettivo di artisti tenta di fermare la distruzione, ma, alla fine, i muri di 5pointz vengono imbiancati, le oltre 50 opere d'arte cancellate.

Da quel momento, prende il via una battaglia legale, che incontra un primo arresto con la sentenza del Tribunale Distrettuale di New York del 12 febbraio 2018, la quale riconosce per gran parte dei murales lo statuto di vera e propria “opera d'arte”, condannando Wolkoff a pagare un  risarcimento complessivo di 6,75 milioni di dollari. La decisione del Tribunale viene confermata, nel febbraio 2020, dalla Corte Federale, secondo cui il riconoscimento di un indennizzo “… potrebbe incoraggiare ulteriormente altri proprietari di edifici a negoziare in buona fede con artisti le cui opere sono incorporate nelle strutture … vista la rilevanza riconosciuta all'arte di strada come «una delle principali categorie di arte contemporanea» …”. Anche la Corte Suprema degli Stati Uniti, nell'ottobre 2020, ritiene corretta la sentenza della Corte, e rigetta l'ennesimo ricorso di Wolkoff.
Nel frattempo, cosa accade nel nostro paese?

In Italia, la protezione di questa forma di arte contemporanea sembra essere ancora limitata: recentemente, un murale è stato salvato - ma non si sa per quanto - sulla scorta di un vizio procedimentale.

Nel 2017, in occasione di un festival culturale dedicato - appunto - alla street-art, in vari Comuni piemontesi alcuni artisti dipingono sulle pareti esterne di immobili pubblici e privati.

Nel 2018, uno dei Comuni aderenti all'iniziativa ordina alla proprietaria di un edificio “affrescato” di  rimuovere l'opera, sostenendo che essa sia stata abusivamente realizzata, in assenza della necessaria abilitazione edilizia, nonché della prescritta autorizzazione paesaggistica. L'immobile sul quale è stata realizzata l'opera, infatti, si trova in un'area sottoposta a vincolo, e, altresì, nel centro storico del Comune.
L'opera è un murale, realizzato da un noto street-artist spagnolo (Escif) e raffigura un indiano a cavallo ed una scritta, una locomotiva a vapore che va a fuoco, e ancora un altro indiano in sella, nel fumo della locomotiva.

La proprietà si oppone alla distruzione del murale, sottolineando il pregio artistico dell'opera, ma il Tribunale Amministrativo Regionale ritiene “irrilevanti” queste considerazioni, dichiarando di doversi attenere, nel giudizio, solo ad aspetti di carattere edilizio, urbanistico e paesaggistico.

Il Consiglio di Stato - adito dalla proprietaria dell'immobile in sede di impugnazione della decisione sfavorevole del T.A.R. - rileva che il Comune ha erroneamente archiviato la pratica senza neppure trasmetterla alla competente Soprintendenza: decide quindi che l'amministrazione dovrà (nuovamente) provvedere a valutare la compatibilità dell'opera con il vincolo che grava sull'area in cui è sito l'immobile, e che, fino a tale nuova valutazione, l'ordinanza di demolizione dovrà essere temporaneamente sospesa (sentenza n. 7872/2020 del 10 dicembre 2020).

In conclusione: qui da noi, poche certezze e una lampante mancanza di tutela normativa per la street art, che forse nemmeno vuole essere protetta, ma che, senza dubbio, deve essere ormai riconosciuta a pieno titolo come espressione artistica di questi tempi.
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Cristina Riboni è entrata a far parte dello Studio Legale CBM & Partners nel 2008. Dal gennaio 2020 è partner dello Studio.
Sin dai tempi della pratica professionale segue il settore del contenzioso civile, nell’ambito del quale si è
specializzata nelle controversie inerenti il mercato dell’arte, il diritto d’autore e la proprietà intellettuale.
Affianca all’attività svolta in sede contenziosa l’attività stragiudiziale, assistendo collezionisti privati,
gallerie, case d’asta ed operatori del settore dell’arte, per conto dei quali cura, in particolare, la predisposizione della relativa contrattualistica.

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