I riscaldamenti danneggiano il pianeta più della deforestazione

Giulia Bacelle
Giulia Bacelle
27.12.2021
Tempo di lettura: 3'
I sistemi di condizionamento e riscaldamento degli edifici sono per lo più obsoleti e non efficienti dal punto di vista energetico. La loro sostituzione potrebbe risparmiare più emissioni di Co2 ch riforestare l’Amazzonia e il non consumare più carne
Se fossero ripiantati due terzi delle foreste tropicali, 61 miliardi di tonnellate di Co2 sarebbero risparmiate. Se metà della popolazione mondiale smettesse di consumare carne, le emissioni di Co2 si ridurrebbero di 66 miliardi di tonnellate. Ma se i sistemi di condizionamento obsoleti e dannosi per l'ambiente fossero sostituiti, il risparmio salirebbe fino a raggiungere la cifra di 90 miliardi di tonnellate. Sono questi alcuni numeri riportati dal The Economist, che mostrano l'impellenza di migliorare l'efficienza di tali apparecchi negli edifici moderni. “Se i condizionatori fossero resi più efficienti anche dal punto di vista energetico, le emissioni ridotte potrebbero raddoppiare” affermano gli esperti di Capital Group.

Non solo condizionatori, ma anche i riscaldamenti


Non solo i condizionatori, tuttavia, potrebbero essere centrali nella corsa allo zero netto. “Esattamente come per il condizionamento, per il riscaldamento di case ed edifici nei climi freddi vengono utilizzati più combustibili che per la produzione di energia elettrica o che per i trasporti”, continuano dalla società. Nel 2020, le fonti tradizionali senza sistemi di cattura del carbonio emesso (ccs) rappresentavano l'89% dei combustibili utilizzati per riscaldare gli edifici, secondo quanto riportato dall'Agenzia internazionale per l'energia (Aie), mentre l'8% del fabbisogno era coperto da rinnovabili dirette (idroelettrico, bioenergetico, solare a concentrazione e geotermico), il 2% da rinnovabili indirette (teleriscaldamento) e l'1% da altre fonti a basso contenuto di Co2. Al 2050, tuttavia, secondo le stime dell'Aie le percentuali potrebbero essere invertite. Le fonti a basso contenuto di Co2 potrebbero infatti rappresentare il 38% del fabbisogno totale, con il 35% da energie rinnovabili dirette, il 17% da indirette e il 10% da combustibili fossili senza ccs.

L'esempio delle pompe di calore


Uno dei sistemi in prima linea nella rivoluzione dei riscaldamenti è rappresentato dalle pompe di calore, ovvero macchinari capaci di trasferire energia termica sottraendo calore all'ambiente esterno per fornirlo agli spazi interni, “il cui tasso di penetrazione in Europa e in Nord America è ancora inferiore al 5%, ma dovrebbe aumentare sensibilmente on la sostituzione dei sistemi tradizionali con soluzioni ad alta efficienza energetica”, continuano gli esperti. Una maggiore domanda futura potrebbe essere alimentata anche dal fatto che “alcuni governi, come quello britannico, hanno deciso di vietare l'installazione di caldaie a gas nelle case di nuova costruzione a partire dal 2025”.

Investire nelle società più all'avanguardia


“Raffreddamento e riscaldamento 'verdi' rappresentano due mercati completamente aperti, che offrono numerose potenziali soluzioni” concludono da Capital Group. “Tra i principali potenziali beneficiari figurano società come Daikin, il più grande produttore di climatizzatori del mondo, ma anche Nibe, azienda svedese specializzata nella produzione di sistemi di riscaldamento efficienti altamente innovativi”.

 

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