2022, alert volatilità: focus Europa su 3 fattori di incertezza

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In vista di un 2022 dalle prospettive incerte, gli esperti di Capital Group hanno individuato tre fattori che potrebbero rappresentare le maggiori fonti di incertezza sui mercati europei
Le principali economie europee potrebbero sostenere una solida ripresa nel corso dei prossimi 12-18 mesi. Robert Lind, economist di Capital Group, stima che il Prodotto interno lordo (Pil) europeo potrebbe crescere nel 2022 ad un tasso compreso tra il 4% e il 5%. Simili proiezioni arrivano anche Fondo monetario internazionale, le cui prospettive si attestano al 4,3%. Nonostante ciò, il contesto economico rimane “altamente incerto” e la diffusone della variante Omicron del Coronavirus potrebbe comportare un rallentamento della crescita nella prima parte del prossimo anno. Lind ha individuato tre principali fonti di incertezza che potrebbero causare una maggiore volatilità sui mercati azionari europei nel 2022.

1. L'evoluzione della pandemia


La diffusione della variante Omicron ha rialimentato i timori nei confronti di una nuova ondata della pandemia. L'aumento del numero di contagi in Europa era già cominciato a settembre, ovvero prima che l'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) procedesse, il 26 novembre, con la classificazione ufficiale della nuova variante. La risposta non ha tardato ad arrivare: numerosi governi hanno introdotto nuove restrizioni per combattere il virus, come lockdown, regole per indossare la mascherina più severe, limitazioni agli spostamenti internazionali e richiesta di somministrazione di dosi di vaccino ulteriori.
“Sebbene vi sia una notevole incertezza riguardo a Omicron”, commenta Lind, “le economie europee hanno resistito alle ondate successive della pandemia con impatti minori sulla produzione e sulla spesa”. Le nuove restrizioni potrebbero perciò pesare sulle attività nel breve termine, ma le economie potrebbero riprendersi non appena anche questa ondata di pandemia si ritirerà.

2. L'incertezza legata all'elevata inflazione


È il persistere di un livello elevato di inflazione il secondo fattore di incertezza individuato da Lind. Nel 2021, i tassi di inflazione primaria sono aumentati in tutta Europa. Secondo i dati Eurostat, il Consumer price index (Cpi, indice che, misurando le variazioni dei prezzi, segnala l'aumento dell'inflazione) nell'area euro è cresciuto da 106,3 punti a gennaio a 111,1 a novembre. Secondo l'esperto, questa situazione è in parte dovuta al persistere dell'interruzione nelle catene di approvvigionamento mondiali. Carenze di materiali, attrezzature e manodopera (che potrebbero aggravarsi quest'inverno a causa delle restrizioni più severe) potrebbe portare ad un aumento significativo dei prezzi di vendita, alimentando ulteriormente le pressioni inflazionistiche.
Numerose banche centrali hanno definito questo livello di inflazione transitorio, in quanto giustificato dalla riapertura delle economie dopo la pandemia. Il persistere di questo andamento ha però recentemente fatto ricredere molti dei principali istituti, in particolare la Banca centrale europea (Bce) e la Bank of England (Boe), che si sono unite all'argomentazione della Fed di un'inflazione persistente nel medio termine.
Nel Regno Unito, una grave carenza di manodopera (aggravata dalla Brexit) sta esercitando pressioni al rialzo sui salari. In termini reali, la retribuzione totale e regolare sta crescendo ora a un tasso più rapido dell'inflazione (secondo i dati di novembre dell'Office for National Statistics, al 3,1% per la retribuzione totale e al 2,2% per la retribuzione regolare). “Nella zona euro, la crescita dei salari è contenuta, ma si teme che gli aumenti salariali possano essere significativi nel 2022 poiché i lavoratori e le aziende incorporano una maggiore inflazione primaria nelle loro aspettative su salari e prezzi” aggiunge Lind. In risposta a questa situazione, a dicembre la Boe ha annunciato la sua decisione di aumentare il tasso bancario per la prima volta in più di tre anni dallo 0,10% allo 0,25%. Dal canto suo la Bce ha annunciato la fine degli acquisti netti nell'ambito del Programma di acquisto di emergenza pandemica (Pepp) nel marzo 2022, riservandosi la possibilità di intervenire in caso di necessità.

3. L'accresciuta incertezza politica


Il 2022 potrebbe essere un anno di cambiamenti ai vertici per numerosi governi.
In Francia, tra aprile e maggio si terranno le elezioni presidenziali e successivamente le elezioni dell'Assemblea nazionale, che “potrebbero scatenare un po' di nervosismo” secondo Lind. Eventuali ulteriori impatti negativi della pandemia sull'economia e sul sistema sanitario francese potrebbero minacciare le valutazioni di approvazione del presidente Macron.
In Italia, prosegue Lind, l'attuale primo ministro Mario Draghi potrebbe decidere di candidarsi alla presidenza all'inizio del 2022. “Se diventasse presidente, non è chiaro se l'Italia vedrà la formazione di un nuovo governo o andrà alle elezioni parlamentari”.
Anche in Germania, il nuovo governo guidato da Olaf Scholz dovrà affrontare alcune sfide significative nel suo primo anno, tra cui: tensioni geopolitiche, freno all'indebitamento interno e approccio ai cambiamenti nelle regole di bilancio dell'Unione europea (Ue).
Infine, le relazioni tra Regno Unito e Ue rimangono fragili, dati i controversi rapporti al confine con l'Irlanda del Nord e con Parigi.

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