Investire in un fondo pensione. Quando? Prima possibile

Giulia Bacelle
Giulia Bacelle
3.8.2020
Tempo di lettura: 3'
Prima proteggi il tuo patrimonio, poi pensa ad investire: se fosse possibile trarre delle lezioni dal periodo di grande incertezza in corso, una sarebbe sicuramente questa. Il concetto di protezione degli investimenti è ben chiaro al mondo anglosassone, dove vige il motto “first cover, then invest”, prima copriti (dai rischi) e poi investi. Ma come procedere?
Pianificare il proprio futuro è “scegliere di diventare un ‘anziano signore' e non un ‘povero vecchio'”. Questa l'opinione di Alfonso Donadio, Area Manager di BNL BNP Paribas Life Banker. Quello della previdenza complementare è un tema altamente dibattuto, soprattutto in momenti di estrema incertezza che scardinano il già precario stato delle cose. E rientra tra le problematiche che un consulente ‘di vita' può affrontare insieme al proprio cliente.

Se lo Stato dimostra di non essere più in grado di garantire al lavoratore un futuro sereno, ecco che spetta “al risparmiatore l'onere di dedicare il giusto tempo e le giuste risorse a questo tema”. Il ruolo del proprio consulente sarà quindi quello di supportare il cliente nel farsi carico dei rischi socio-demografici (pensione, assistenza sanitaria, eccetera) cui il cittadino è sempre più esposto. In campo previdenziale, poi, “assistiamo a un continuo trasferimento di tali rischi dal Pubblico al Privato”, commenta Donadio, “ed è evidente a tutti noi che tale modello sociale non sia più sostenibile dal nostro Paese”. Il cittadino rischia pertanto di farsi cogliere impreparato, causando disagi a se stesso e ai suoi cari.

Fondo pensione e previdenza complementare


Ma di cosa si tratta? La previdenza complementare si sviluppa in un ampio pacchetto di offerta che dalla metà degli anni Novanta in Italia affianca la gestione previdenziale pubblica e privata (comunque obbligatoria). La sottoscrizione ai programmi dedicati è completamente volontaria – il versamento in questi strumenti può essere sospeso e ripreso in qualsiasi momento – e il suo scopo è l'integrazione di prestazioni previdenziali aggiuntive a quelle erogate ‘di default' allo scatto dell'età pensionabile.

Nel nostro Paese vi sono principalmente tre tipologie di fondi pensione, accessibili a seconda della propria posizione lavorativa.
I fondi pensione negoziabili (detti anche chiusi) sono rivolti a classi e settori specifici di lavoratori e istituiti dai rappresentati dei lavoratori e dei datori di lavoro. Si differenziano dai fondi pensioni aperti, che raggruppano tipicamente i lavoratori senza accesso alla prima tipologia e promossi da assicurazioni, Sgr e Sim.
Altra categoria sono i Piani Individuali Pensionistici di tipo assicurativo (Pip), delle polizze assicurative individuali cui possono aderire sia dipendenti che liberi professionisti.
In ultima, vi sono i fondi pensione preesistenti (istituiti prima del 1992), caratterizzati da regole proprie da quelli costituiti successivamente.

L'importanza del tempo


Ma quando aderire? “Non c'è da chiedersi quando è il momento giusto per aderire a un fondo pensione”, incalza Donadio. “La risposta sarà sempre: prima possibile”. In tema di previdenza complementare, infatti, il tempo assume una triplice valenza:

  1. Un accesso precoce al mondo della previdenza favorisce l'accantonamento di maggiori risorse a parità di versamenti – o di versare meno a parità di durata;

  2. Vi è un notevole vantaggio fiscale a partire dal 15° anno di adesione (0,3% annuo fino a un massimo del 6%);

  3. L'aderente matura nel tempo una serie di diritti inerenti eventuali riscatti totali o parziali.


Ma attenzione: la previdenza complementare è una fonte di reddito futura e spetta al risparmiatore la scelta tra riscatto di capitale e rendita (generalmente preferibile proprio per la sua continuità). In quanto tale, essa non è uno strumento finanziario e la sua validità non può essere misurata con la performance.

Così il tempo può diventare “una delle più grosse ricchezze dell'essere umano, un concetto multidimensionale, con tante interpretazioni”, conclude Donadio. “Può essere inteso come il tempo che riusciamo a dedicare a noi stessi e ai nostri cari, alle nostre passioni, a una lettura interessante, ma anche come un mezzo per accantonare risorse, per raggiungere uno scopo, per dare vita a un progetto”.

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