Un consulente per amico: umanità prima di tutto

Giulia Bacelle
Giulia Bacelle
3.12.2020
Tempo di lettura: 3'
Dalle finanze all'intero patrimonio, la professione del consulente abbraccia oggi nuove sfere, molto più personali. Un confidente la cui carta vincente è l'umanità
La professione del consulente è cambiata, e continuerà a farlo in futuro. Una trasformazione che è più un'evoluzione di quanto vi era prima e continua ad esservi, ma di più e in maniera migliore. E che oggi abbraccia sfere più umane e rende il consulente un confidente, un amico. Ne abbiamo parlato con Giuseppe Brescia, Team manager Life Banker in BNP Paribas BNL Life Banker.

La professione del consulente si è evoluta, in un arco di tempo molto breve, da consulente finanziario a consulente a 360° (con il Covid-19 ad accelerarne il processo). Come stare al passo con questo cambiamento?

Il 2020 ha trasformato il mondo economico, lavorativo e sociale, accelerando appunto un cambiamento già in atto e modificando di fatto la professione di molti. “In questo periodo di forte incertezza il mio lavoro mi sta portando ad essere sempre più vicino al cliente in tutti i momenti della sua vita”. Il passaggio da consulente finanziario a consulente patrimoniale sta sottolineando l'importanza di essere presente per il cliente, sempre: “rappresentare un vero e proprio punto di riferimento. Questo può avvenire per le più disparate esigenze: aiutare nella scelta dell'università del figlio pianificandone i costi, individuare la migliore piattaforma per le web call per vedersi anche quando non sarebbe possibile, rassicurare il cliente sul superamento di questi momenti, duri per tutti. Il tutto mi carica di una responsabilità sempre più grande che sento sulle mie spalle, ma che allo stesso tempo rende meraviglioso il mio lavoro”.

Qual è il valore aggiunto di un consulente in questo preciso momento storico?

“Ve ne sono moltissimi, tuttavia in questi mesi ho avuto modo di capire quanto il consulente sia sì presente per rispondere alle esigenze dei suoi clienti, ma soprattutto per far emergere dei bisogni che forse neanche i clienti stessi sanno di avere. In un periodo in cui è capito il valore del prepararsi in anticipo per poter gestire l'incertezza, ascoltare attentamente e saper leggere tra le righe è forse il valore aggiunto più grande che la nostra professione può offrire. Questo aiuta a mettere dei punti fermi e ad affrontare insieme anche quelle tematiche più complesse e che si tendono sempre a rimandare, pianificazione successoria in primis”.

Da consulente patrimoniale a 360° a confidente e anche amico. In che modo questa professione sta conquistando sempre più umanità?

“L'evoluzione della nostra professione sta conquistando una sfera che prima non era particolarmente contemplata, quella più umana”. Se un tempo il rapporto cliente-consulente verteva principalmente sui risparmi e gli investimenti, oggi abbraccia l'intero patrimonio: in gioco c'è la memoria, i ricordi, anche i sentimenti dei clienti che hanno ereditato e/o costruito nel tempo quanto oggi posseggono. “Ciò che mi viene richiesto, quindi, è non essere più solo un ‘freddo' professionista, magari anche bravo, ma un uomo che conosca le esigenze delle persone che sono i suoi clienti e sia loro vicino con tutto sé stesso. Siamo diventati uomini di fiducia, ‘confessori', e a volte veri e propri amici”.

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